Friday, 1 September 2017

CeX arriva a Parma!

CeX arriva a Parma!




Il nuovo negozio aprirà in Strada della Repubblica n.46, proprio di fronte alla Prefettura.

Tieni d'occhio la nostra pagina FaceBook per scoprire il giorno di apertura.

Vieni ad acquistare, vendere o scambiare i tuoi telefoni, tablet, computer, videogiochi o DVD.

CeX Parma
Strada della Repubblica, 46
Parma.
43121















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Tuesday, 27 June 2017

Ricercati - Reggio Emilia - Manager, Supervisori & Commessi

Ricercati Manager, Supervisori & Commessi. Noi compriamo, vendiamo e creiamo superstar! Clicca sul poster per ulteriori informazioni.










Tuesday, 20 June 2017

Arrival


Ci sono stati alcuni film di fantascienza assolutamente fantastici ultimamente. Da "The
Martian" (Ridley Scott) a "Interstellar" (Chris Nolan), hanno tutti cominciato a discostarsi
dalle classiche trame stile invasione, piuttosto andando molto più a fondo sia narrativamente
che filosoficamente. "Arrival", diretto da Denis Villeneuve, è un altro del genere - un
ingegnoso mix di scienza, filosofia e immagini meravigliose che si fondono per creare
qualcosa di maestoso.


La Dottoressa Louise Banks (Amy Adams), esperta in linguistica, sta per cominciare una conferenza quando viene avvisata di guardare il telegiornale. Nessuno sa cosa sta succedendo ma sembra che la vita aliena si sia finalmente infiltrata sulla Terra sotto forma di 12 gigantesche navi volanti (che ricordano un po' i monoliti di "2001: Odissea Nello Spazio"). La Dottoressa Banks viene avvicinata dall'esercito americano per aiutarli a tradurre le comunicazioni con gli alieni, quindi finisce per andare nella zona off-limits della nave più vicina in Montana, dove lavora fianco a fianco col fisico teoretico Ian Donnelly (Jeremy Renner) per scoprire perché gli alieni sono lì, scoprendo di più di quanto si aspettava.

"Arrival" non è solo parte dell'ondata di film di fantascienza originali, ma è molto di
più. La parte fondamentale della trama questa volta è il linguaggio - qualcosa che di
solito non è considerato molto. E' un concetto affascinante che non è stato esplorato
abbastanza nella filmografia, e che di sicuro ti fa pensare...se incontrassimo una
razza aliena, come riusciremmo a comunicare con loro?

Gli eptapodi, come vengono chiamati, hanno la loro personale forma di linguaggio scritta
che è drasticamente diversa dalla nostra, rendendo tutta la comunicazione con loro a dir
poco molto complicata. Queste scene dove umani e eptapodi comunicano attraverso la
scrittura sono quelle che risaltano nel film, dato che hanno una solennità immensa che è
accattivante da guardare. Adams e Renner sono affascinanti nei loro ruoli come Banks
e Donnelly, dominando lo schermo in una maniera calma e ispirata che ti fa trattenere
il respiro in anticipazione. C'è una sensazione continua di presentimento mentre la tensione
fra alcune razze umane cresce, il che, combinato con la suspense delle scene con gli alieni,
rende quasi impossibile distaccarsi dalla storia.

Non è solo la storia che esplora la tematica dell'interpretazione, visto che la
rivelazione a metà del film ci lascia ad interrogarci su come interpretiamo le cose
visualmente. Sia la trama che l'immaginario si intersecano splendidamente, risultando
in uno sguardo profondo sul linguaggio, la scienza e le connessioni fra i due, e quanto
sia semplice interpretare male qualcosa guardandolo solo da una prospettiva. Ha anche un
messaggio sottinteso: non trarre conclusioni affrettate, e non supporre mai niente.
Inoltre evidenzia quanto sia importante la comunicazione, che sia fra specie diverse o solo
fra uomini, e ritrae quanto è semplice per noi staccarci da questo.
Molto attuale, nonostante sia stato filmato appena meno di due anni fa.

L'altra cosa  che devo menzionare è la colonna sonora meravigliosamente sublime offerta
da Johann Johannson, che sta velocemente diventando uno dei miei compositori preferiti.
Ha anche composto la colonna sonora per "Sicario" (anche questo diretto da Villeneuve) che
è uscito l'anno scorso, e ancora una volta mostra quanto impatto può avere una colonna
sonora forte su un film.


"Arrival" è uno di quei film dove non vedrai molta azione, ma lascerà la tua testa piena
di domande. Meno per quelli che si chiedono "Cosa?" e più per i pensatori che si chiedono
"Perchè?" e "Come"?, è difficile non apprezzare un tale sofisticato ritratto di un
contatto alieno.

★★★★★

Hannah Read



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Wednesday, 31 May 2017

Oceania


E' difficile trovare un bambino a cui non piacciono almeno alcuni film Disney. Di recente
li ho trovati un po' alterni in quanto a qualità - da bambino ho amato tutti i film che ho visto,
ma ultimamente trovo che alcuni non abbiano abbastanza di quella scintilla Disney.

"Oceania" è finito nelle cronache dei giornali da un po' (principalmente a causa del costume di un bimbo che molti hanno trovato razzista) ma non lasciatevi buttare giù, questo è un classico film Disney che vale la pena di essere visto.



Ambientato su un'antica isola Polinesiana, Vaiana (Auli'i Cravalho), figlia del Capo Tui
(Temuera Morrison), sta crescendo velocemente per diventare il prossimo capo. Tutti sono piuttosto contenti tranne lei - da un evento mistico durante la sua infanzia è ossessionata dall'oceano,
anche se è risaputo all'interno della comunità che non si può navigare al di là della
barriera corallina a causa dei pericoli che incombono in mare aperto.

Sfortunatamente una piaga colpisce l'isola, e le loro scorte di cibo cominciano a scarseggiare,
quindi Vaiana coraggiosamente decide di prendere in mano la situazione per risolvere il problema imbarcandosi per sistemare le cose.


Devo dire che sono rimasto impressionato da "Oceania" dall'inizio alla fine. I giorni delle
principesse sottomesse che possono farcela solo con l'amore del loro principe
sono finiti - Vaiana è una protagonista femminile forte che ha anche difetti evidenti,
quindi è un ottimo modello di riferimento per gli spettatori più giovani. La cosa che lo
rende ancora migliore è il fatto che non c'è neanche un interesse amoroso in vista, con
la Disney che ha piuttosto deciso di concentrarsi sulle relazioni familiari e sul perdono.

Come Vaiana, ci sono altri grandi personaggi come la sua esageratamente pazza ma chiaramente saggia nonna Tala (Rachel House) - la sua ispirazione per prendere l'oceano - e Maui (Dwayne The Rock Johnson), un Semidio con tatuaggi semoventi che finisce per spendere molto più tempo con Vaiana di quanto preventivato. Anche se è un personaggio minore, Jermaine Clement (lo ricorderete come l'occhialuto membro della band in "Flight Of The Conchords") è comunque ottimo nel ruolo di Tamatoa, un granchio gigante ossessionato dai ninnoli che aggiunge un tono leggermente differente alla colonna sonora.

L'umorismo è una parte fondamentale di "Oceania" - anche se è pieno del classico fascino
Disney c'è anche un bel po' di ironia sui loro vecchi film, ad esempio la battuta di Maui:
"Se indossi un vestito e hai un animaletto come spalla, sei una principessa." I bambini non
capiranno necessariamente questa battuta, ma aggiunge valore comico per gli adulti che
si stanno annoiando dei soliti format di animazione.


Parlando di animazione, sono rimasto a bocca aperta per la stilizzazione del film. C'è
un mix di classica animazione Disney e disegni in 2D che ricordano vagamente lo stile di
"Hercules". Le immagini sono piacevoli, e il dettaglio minuzioso delle consistenze come
l'acqua o i paesaggi magmatici danno vita all'ambiente.

"Oceania" è una gemma per tutti i bambini, e porta a casa un messaggio forte. E' forse
leggermente spaventoso in alcuni punti per gli spettatori più piccoli, ma accattivante
dall'inizio alla fine.


★★★★★

Hannah Read



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Thursday, 25 May 2017

Tales of Berseria


Se hai provato un gioco di ruolo giapponese (JRPG), allora hai giocato con tutti. Ho ragione? No! Be'... in realtà, per molto tempo, è stato così. Ma non per tutto il tempo: questa è una di quelle volte che rientra in "non per tutto il tempo!" Certo, se stessi giocando alla tombola del JRPG con Tales of Berseria come hai fatto finora, saresti probabilmente in linea per un premio niente male. Il mondo è minacciato da un cattivo che solo tu puoi fermare? Esatto. Abiti superstriminziti per i personaggi femminili? In realtà ToB non è troppo male in questo senso, ma il tuo personaggio (Velvet) è una donna con un costume predefinito che mette terribilmente freddo solo a guardarlo, quindi... ebbene sì. Un sacco di attrezzi da comprare, vendere e aggiornare? Esatto. Nemici che vagano senza meta fin quando non ti vedono e si lanciano all'attacco, incitando una specie di lotta in gabbia soprannaturale? Esatto. E così via.


I più perspicaci potrebbero aver notato che questo è l'ultimo della serie "Tales of", ma non c'è bisogno di aver giocato a uno qualunque dei suoi videogame per capire la storia. È come isolato dagli altri episodi, come Donald Trump e il genere umano. Be', non è proprio così. L'esperienza con i giochi precedenti però potrebbe aiutare nei combattimenti: non sono quello che uno si aspetterebbe e potrebbe richiede più allenamento di quanto ne serva all'inizio del gioco. È in tempo reale invece che a turni, ma lo stupido pulsante per colpire non funziona quasi su nulla se si passa dalla difficoltà più bassa in su.

Puoi prendere il controllo di qualsiasi membro attivo del tuo gruppo durante uno scontro e scambiare personaggio dentro e fuori se la giusta misura è... ma guarda, non ho tempo di parlare di ogni cosa. Centrale per uno scontro è la "barra dell'anima". Ogni personaggio ha un numero limitato di "anime". Quanto velocemente la barra si accorcia dipende da quali attacchi, o "arti" come il gioco li chiama, si utilizzano perché tutti ne richiedono una parte. Quando l'indicatore è vuoto, puoi ancora combattere, ma le probabilità che i nemici si difendano con successo dai tuoi attacchi diventano quasi una certezza. L'indicatore si riempie lentamente da solo, se glielo permetti, e puoi rubare o perdere le anime stordendo un nemico o venendo tramortito e in altri modi.

Ma non è tutto. Ci sono un sacco di arti da imparare e si dividono in una manciata di diversi tipi. La maggior parte dei nemici sono deboli o resistenti a certi tipi di attacchi. Come se non bastasse, puoi ideare tu stesso le combo per decidere la sequenza di mosse in base al pulsante utilizzato per attaccare; puoi stare in guardia, schivare, pianificare le tattiche per il tuo gruppo... ci vorrà tanto tempo - ma tanto - per controllare tutto. La cosa buona, però, è tirarsi indietro mantenendosi su una delle difficoltà più basse che è un'opzione completamente valida.


Stai pensando se è un affare? Dipende da quanta fretta hai di vedere il mondo, ma arrivare al finale in 30 ore sarebbe praticamente uno speedrun: io l'ho fatto in meno di 40, ma ho ignorato la maggior parte delle missioni secondarie. È un grande vecchio mondo con tanti luoghi da visitare, alcuni così distanti che serve una nave per andare da uno all'altro. Pirati, ricordi? Non è mica una storia senza né capo né coda.

★★★★☆


Luke Kemp

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Tuesday, 23 May 2017

Kingdom Hearts 2.8 Final Chapter Prologue


Il nome è sciocco ma Kingdom Hearts 2.8: Final Chapter Prologue è un disco diviso in tre parti uguali, due giochi e un film. Anche se potrebbe sembrare straordinariamente generoso, in verità non si tratta solo di un pacchetto per i veterani del franchising, ma anche per la stragrande maggioranza di fan che lo compreranno solo ed esclusivamente per il lungo demo.


La storia di Kingdom Hearts è stata raccontata varie volte nel corso di quattordici anni e in una dozzina di formati; se stai cercando di cominciare ora la serie, allora avrai parecchio da recuperare! Non c'è modo in cui io possa fare una sintesi decente ma, per chi non lo sapesse, in parole povere i personaggi originali di Square Enix combattono a fianco e contro i personaggi Disney, nel tentativo di fermare una minaccia che incombe su vari mondi. Infatti questi mondi sono spesso basati su famosi film o serie della casa di Topolino. È surreale quanto sembra, ma è a dir poco originale.

Back Story sarebbe stato un titolo più appropriato per il film, invece di "Back Cover", visto che fornisce qualche dettaglio sulle armi keyblade - sì, non hai letto male - che brandiscono gli eroi di Kingdom Hearts così come i Veggenti che le avevano in origine. Dura circa un'ora e visivamente sembra un bel filmato, ma niente di eccezionale. Va bene, ma le informazioni nuove sono poche per chi ha familiarità con la tradizione mentre probabilmente molti neofiti diranno "Eh? Che cosa?" a intervalli regolari.

Uno dei giochi, Dream Drop Distance, è in realtà una porta 3DS. Quindi, se non hai già un Nintendo 3DS e non intendi comprarlo solo per un gioco, adesso puoi giocare sullo schermo della TV... purché tu abbia una PS4, altrimenti dovresti rivedere le tue intenzioni. Anche se rimesso a nuovo - ha un buon numero di fotogrammi per secondo, non si blocca ed è tutto in HD come promesso - si vede che DDD è nato per essere usato su un dispositivo portatile. Le trame non sono esattamente quello che ci si aspetterebbe da un gioco per PS4 del 2017 e i modelli dei personaggi non sono più così belli una volta ingranditi sulla TV.

L'avventura, che ha una durata soddisfacente, ti farà visitare diversi scenari, fra cui quelli basati su Tron, Fantasia e Pinocchio. Lo sforzo è stato anche adattare, invece di scartare, gli elementi che in precedenza richiedevano un touchscreen così da avere ancora i minigiochi, tra cui quello di, fondamentalmente, accarezzare le creature create e reclutate per passare al livello successivo. Tuttavia ci sono problemi rilevanti, compresa la fotocamera ostile. Questa nuova versione era l'occasione perfetta per risolvere il problema; ma è leggermente peggiorato. Se la situazione era già abbastanza pessima su piccolo schermo cinque anni fa, non è proprio il genere di cosa con cui combattere oggi sul televisore. L'altro problema rimasto sta nel combattimento, che può semplicemente diventare un po' noioso, e un duello può trascinarsi troppo a lungo anche con la difficoltà impostata al minimo.

Gran parte della gente comprerà il gioco solo per A Fragmentary Passage, il nuovo episodio non disponibile al di fuori di questa collezione. Realizzato da zero per la nuova generazione, è discreto, la colonna sonora orchestrale è stupenda, ma la sua pecca è il numero di fotogrammi, che causa instabilità di tanto in tanto. Bastano più o meno due ore e mezza per finire tutto, cioè meno della durata di un film del Signore degli Anelli. 


Diamo a Cesare quel che è di Cesare, A Fragmentary Passage non è un contentino dato ai fan con la bava alla bocca per la prossima uscita di Kingdom Hearts 3. Ho già detto che la colonna sonora è strepitosa? Perché lo è, eccome! È un'esperienza un po' surreale, come del resto tutti i giochi Kingdom Hearts, ma con un paio di idee intelligenti e memorabili in più. Vale la pena giocarci, ma si può dire lo stesso del prezzo attuale? Ma c'è qualcuno che sta per andare avanti lo stesso, vero? Se sei un fan, ma non hai acquistato Dream Drop Distance la prima volta, potresti pensare di dare un senso al tuo denaro. Per tutti gli altri, consiglio di attendere di trovarlo tra le occasioni. 

★★★☆☆


Luke Kemp



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Thursday, 18 May 2017

Hitman: The Complete First Season


Quando Hitman: Absolution uscì cinque anni fa, fu come se le voci dei milioni di fan di Hitman all'improvviso gridassero in preda al terrore. Il gioco è stato un enorme passo falso per il franchising, che cercava di seguire una trama ben scritta e che tendeva verso un taglio molto più orientato all'azione di qualunque altro precedente titolo di Hitman. L'essenza di ciò che ha reso così popolari i giochi sviluppati da IO Interactive era andata completamente perduta e nessuno ne era contento.


Con Hitman: The Complete First Season tuttavia, la nave ha raddrizzato la rotta ed è stata guidata con sicurezza ancora una volta nella giusta direzione. Evitando una storia approfondita (anche se c'è un filo conduttore da seguire tra una missione e l'altra), questo nuovo approccio ad episodi è concentrato saldamente sulla presentazione dei giocatori con una serie di sei scenari ben disegnati, in cui portare a termine le missioni in qualunque modo tu voglia.

La scelta è all'ordine del giorno: mentre ognuna della mezza dozzina di destinazioni sparse per il mondo ha una storia con un bersaglio di cui occuparti, svariati sono i modi con cui uccidere queste persone. Puoi divertirti con la creatività: i giocatori possono scegliere di essere un vero killer silenzioso o sparare all'impazzata. Ce n'è davvero per tutti i gusti. Ogni episodio non ha limiti di tempo e sono incoraggiate e premiate la sperimentazione e l'esplorazione.

Gli sviluppatori hanno optato per una filosofia intelligente, rendendo Hitman incredibilmente accessibile sia ai fan di lungo corso della serie che alle matricole. Per quest'ultimi, si possono scoprire delle opportunità utili e tracciabili, che suggeriranno loro come eliminare gli obiettivi, mentre gli assassini esperti possono ignorarli del tutto e persino giocare con difficoltà estrema, in cui l'intelligenza artificiale aumentata e altri fattori complicheranno la vita. Ma in cima, c'è un numero spropositato di sfide extra, contratti bonus e modalità di gioco personalizzabili con cui metterti alla prova.

La novità più interessante di Hitman: The Complete First Season sono i Bersagli Elusivi. Di solito sono target specifici con contratti di 48 ore in tempo reale, dove hai una sola chance a disposizione per ucciderli. Non importa se commetti un errore o muori, non ci sono secondi tentativi. Per rendere le cose ancora più difficili, sono state disattivate sia la ferocia sia la vista in stile radar di Hitman. Dovrai ricorrere davvero a tutte le tue abilità da killer in queste missioni a tempo. Sono di gran lunga più difficili e possono renderti nervoso, ma sono sicuramente più gratificanti da portare a termine.


È semplicemente un piacere esplorare ogni luogo dell'open world per pianificare gli omicidi da compiere. Hitman: The Complete First Season non è solo migliore di qualsiasi altro gioco precedente di Hitman; rende giustizia a tutti gli errori commessi con Absolution grazie alla grafica più bella, per non parlare degli effetti sonori.

Verdetto finale: questa volta, l'Agente 47 riesce davvero a colpire nel segno.

★★★★★


Robin Parker

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Tuesday, 16 May 2017

Berserk and the Band of the Hawk


Prendi la formula Dynasty Warriors, diluisci leggermente con tre gocce di accessibilità, metti un cucchiaio colmo di licenza per manga e anime, aggiungi mescolando una generosa cucchiaiata di narrazione, cuoci in una analogia culinaria contorta e prolungata per troppo tempo e infine lascia raffreddare. Ta-da! Avrai, ehm... un Berserk and the Band of the Hawk... volevo dire... una torta!

Una narrazione basata sui giochi su licenza, come questo, tende ad essere fatta male nella migliore delle ipotesi, con pezzi scollegati che non riescono a soddisfare i fan ma riescono invece a confondere i principianti. BatBotH prende, con grande sorpresa (nonché piacere), una direzione diversa. Nonostante ci siano alcuni omissioni e cambiamenti inaspettati, in linea di massima si tratta di una narrazione completa del manga. Però soltanto il minimo indispensabile avviene durante il gioco, con la storia narrata quasi esclusivamente nelle scene prima e dopo ogni livello. Il primo terzo o poco più del gioco è pieno zeppo di clip sorprendentemente lunghe e ben selezionate tratte dall'anime, mentre il resto della storia è raccontata con motore di gioco più tradizionale o cutscene in CG.

All'inizio non si ha idea della vera profondità e ampiezza della storia. Quello che comincia come un dramma storico (sebbene in realtà non sia basato su eventi reali) ben presto si trasforma in un horror soprannaturale. Amore, tradimento, lealtà, rimpianto, umorismo intenzionale o meno, avidità, demoni, cavalli posseduti dal maligno... In BatBotH c'è tutto questo, sul serio.

Per quanto riguarda l'esperienza di gioco, fondamentalmente si tratta di uccidere. E con uccidere voglio dire parecchio. Il cuore del gioco è quello di Dynasty Warriors, nel quale in quasi ogni fase ti lanci da solo letteralmente contro un esercito di nemici, spargendo sangue a sufficienza da annegare un branco di elefanti lungo la strada verso la fine. Nel momento in cui sali di livello e vai avanti con la storia, potrai sbloccare nuove combo e abilità. Però il punto è che gli attacchi di base sono limitati soltanto a due pulsanti, con un terzo per un'arma secondaria dall'uso limitato e dal valore spesso discutibile. Tolti tutti i fronzoli, è roba abbastanza semplice, ma stranamente convincente.

L'elemento finale al repertorio limitato di combattimenti in BatBotH è la modalità Frenzy. Mentre ti fai allegramente largo tra frotte di mostri/uomini, fai crescere un indicatore che ti consente di inserire temporaneamente uno stato più potente. In questo caso, è possibile incrementare un altro indicatore che, una volta pieno, ti permette di scatenare un potente attacco nell'area o, per alcuni personaggi, di trasformarti in una figura superpotente. Per questo c'è leggermente bisogno di usare una strategia, perché nessuno vuole rimanere intrappolato contro uno o più nemici micidiali senza la possibilità di usare attacchi più potenti.

Potrai sbloccare svariati personaggi (e alcuni costumi e abilità extra) giocando attraverso la storia, ma quasi tutti i livelli devono essere completati utilizzando il protagonista Guts, prima di poter essere rigiocato con qualcun altro. Al contrario, qualsiasi personaggio sbloccato può essere utilizzato immediatamente nella modalità "Endless Eclipse". Non racconta alcuna storia del manga perché, invece, funziona come una modalità di sopravvivenza/resistenza dove puoi guadagnare dei premi superando il maggior numero di livelli possibile senza uscire o morire. Dato che ogni personaggio si adatta, armi comprese, a un determinato livello, potrebbe essere necessario riflettere attentamente su chi utilizzare per andare avanti e quanto puntare su questa modalità per passare a quello successivo; io per esempio non l'ho proprio usata come supporto durante la storia iniziale nel gioco.


Non hai alcun controllo su come aumentano le statistiche ogni volta che superi un livello, ma gli elementi di cui ti armi, per offrire potenziamento delle statistiche passive, possono e devono essere scambiati e costantemente aggiornati, quando sei contento di esserti equipaggiato al meglio. A volte durante la partita, è difficile capire quanto gli oggetti cambino la situazione, ma questi fanno veramente la differenza, e il punto fin dove puoi migliorarle va ben oltre, probabilmente, qualsiasi altro gioco tu abbia mai provato. Dovresti cogliere al volo qualsiasi aiuto possibile contro lo tsunami dei nemici, soprattutto se sei abbastanza coraggioso o stupido da giocare con una difficoltà elevata.
Con una storia sorprendentemente oscura e ben raccontata, in un gioco in cui raramente la disfatta avviene troppo lentamente da un capo all'altro del campo di battaglia, BatBotH accoglie sia i vecchi fan che i nuovi arrivati.

Se decidi di acquistare Berserk, vedrai che non te ne pentirai.

★★★★☆

Luke Kemp



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Thursday, 11 May 2017

Halo Wars 2


Per alcune persone, soltanto nominare un nuovo gioco di Halo farà drizzare loro le orecchie (e altre parti del corpo). Ma quando si specifica Halo Wars, lo spin-off di strategia in tempo reale (RTS), a molte di queste si spegne l'entusiasmo. Halo Wars 2 fa un buon lavoro nel cercare di somigliare a un "vero" gioco di Halo, in termini di rifarsi al canone, e fa grandi passi in avanti incoraggiando la bestia, cioè il giocatore da console, a nutrire il genere RTS, genere tradizionalmente legato al PC. Purtroppo, per mantenere gli occhi puntati sul premio, ossia il mercato di massa, gli sviluppatori inciampano e cadono sulle basi.


Le prime impressioni sono buone. Le cutscene probabilmente costano abbastanza da sfamare un paese del terzo mondo per un anno, e stile e suono riempiono lo stampo di Halo con la morbidezza del velluto. Non ho mai dubitato per un secondo che mettere insieme sistemi e controlli che funzionassero bene su una console sia stato un vero e proprio incubo ma le cose sono andate abbastanza bene in questo caso, avendo costruito sulle fondamenta del primo gioco. Avere le leggende dello strategico in tempo reale della Creative Assembly a bordo, per supportare la 343 Industries, non può essere stato un male.

Si potrebbero registrare i tutorial per poi metterli in rete, ma Campagna è dove apprenderai la maggior parte di ciò che serve nel gioco. È il posto migliore per iniziare a prescindere dalla tua esperienza con il genere, visto anche che guadagnerai punti XP e carte Blitz (ma di questo ne riparlerò a breve). La storia ruota intorno agli Esiliati, una fazione dei ribelli dei Covenant che... beh... in fondo, tocca a te e alle tue truppe salvare l'universo. La solita roba. Fuori da Campagna, potrai impersonare un Esiliato, e a chi non piace essere i cattivi?

HW2 non banalizza la formula di base dell'RTS nelle sue modalità standard di gioco, o almeno, non tanto quanto ci si potrebbe aspettare. Costruirai basi, raccoglierai risorse, farai aggiornamenti, cercando costantemente di decidere quale sia il modo migliore per bilanciare la produzione delle tue unità. Quelle più veloci ed economiche sono anche le più deboli che, mentre si tenta di inondare il campo di battaglia di carri armati, comportano i costi più alti e i conti alla rovescia più lunghi.

Questo non vuol dire che non ci siano modalità semplificate, naturalmente! Hai la possibilità di giocare online con o senza le innumerevoli risorse, in base alla scelta della modalità, e poi c'è la novità. Blitz elimina completamente le basi, incoraggiandoti invece a raccogliere e aumentare le carte virtuali. Gioca una carta per evocare immediatamente un'unità, un attacco o un buff sul campo di battaglia. Ogni carta ha un suo costo di energia; aumenta la produzione di energia, tenendo almeno due delle tre basi sul campo, oppure guadagna un importo istantaneo distruggendo le navicelle che cadono continuamente nella mappa. Le partite di Blitz sono abbastanza veloci e divertenti, almeno fin quando la tua squadra non viene annientata.

Tuttavia, saresti sorpreso se ti dicessi che puoi acquistare pacchetti Blitz con soldi veri? No, non direi. Potresti farlo, solo se tu fossi così stupido da sprecare denaro a sufficienza da costruire un temibile mazzo di carte allo scopo di vincere le partite grazie al portafoglio invece che all'abilità e/o alla perseveranza. Ma non sarebbe più il problema maggiore, purtroppo.

Per prima cosa, il gioco è stabile quanto una faglia terrestre. Anche offline, sappi che si bloccherà più volte prima di arrivare alla fine della campagna. Invece online le disconnessioni sono all'ordine del giorno e giocare dieci partite di fila senza problemi sarebbe quasi un miracolo. Come bonus non gradito, ogni partita dalla quale ti disconnetti conta come una sconfitta, indipendentemente dal fatto che stessi per essere distrutto oppure stessi stravincendo.


Con grande delusione, non c’è da fidarsi dei giocatori: infatti, secondo il presupposto degli sviluppatori, tra loro e il genere RTS ci sono solo incontri casuali e non sanno imparare. Forse è giustificato perché pare che alcuni giocatori si arrendono per la rabbia invece di essere disconnessi, ma il punto è che questo non è un RTS completo. È molto divertente nei suoi momenti migliori, soprattutto quando si gioca con gli altri, ma la mancanza di una classifica delle partite è uno dei tanti segnali a riprova del fatto che parliamo fondamentalmente di un gioco non finito. Halo Wars è stato pensato per essere uno sparatutto in prima persona e non uno strategico in tempo reale.

★★★☆☆


Luke Kemp



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Tuesday, 9 May 2017

Jack Reacher: Punto di non ritorno


Ti ricordi il 2012, quando uscì il primo film su Jack Reacher? Venne, fu visto, non vinse - almeno per quanto riguarda critica e pubblico. Ma ha fatto tonnellate di soldi che furono più che sufficienti ai pezzi grossi di Hollywood (e presumibilmente allo stesso Tom Cruise) per imbarcarsi nella realizzazione di un sequel. Perché ovviamente, vogliamo ancora Jack Reacher; anzi no, ne abbiamo bisogno. Sono passati cinque lunghi anni dal primo film, senza nessun nuovo Jack Reacher nel mondo. Abbiamo sofferto. Abbiamo trascorso notti insonni. Ma ora possiamo dormire sonni tranquilli, perché Cruise è tornato ad interpretarlo in un'altra avventura. Urrà!


Jack Reacher: Punto di non ritorno suona in apparenza penosamente prevedibile perché il nostro eroe deve scoprire la verità dietro una grande cospirazione governativa per ripulire il suo nome, mentre riaffiora un segreto sul suo passato. In effetti, è penosamente prevedibile. Non riesce in alcun modo a distinguersi dal punto di vista narrativo da qualunque altro thriller. Una cospirazione governativa? Il protagonista in fuga? Un passato segreto? Sempre le stesse cose. È Bond? È Bourne? È Reacher? Potrebbe essere uno qualunque di loro. No, perché non ci sono Reacherismi che facciano spiccare questo film. Si confonde tra la folla e si perde sotto pellicole di qualità superiore. Il consenso di Rotten Tomatoes lo riassume perfettamente in due parole: monotonamente stereotipato. Una descrizione poetica e precisa. Eppure potrebbe esserci qualcosa di buono, vero?
Il Tom Cruise alto 1,65 m ritorna nel ruolo dell’immenso protagonista da 1,95 m, ed è evidente che ama ogni minuto nei panni dell'eroe dei suoi primi 50 anni. Così come gli ultimi Mission: Impossible, Oblivion ed Edge of Tomorrow: Jack Reacher è un esercizio di ego per il sofa-jumper preferito di tutti. La sua recitazione nel film non è poi tanto male, ma si può dire lo stesso dagli anni '90, perciò questo è quanto si possa avere da Cruise. Ma di nuovo, in questa pellicola nessuno è particolarmente bravo. Ora, ripensiamo al 2012, quando abbiamo visto... il primo film. Nella prima avventura di Reacher, nel cast figuravano Rosamund Pike, Richard Jenkins, Werner Herzog, David Oyelowo e - cavolo - Robert Duval. Quello sì che era un cast! Scommetto che starai pensando che sicuramente questo sequel non è da meno. No. Abbiamo Cobie Smulders, Aldis Hodge e Danika Yarosh. Se conosci tutte e tre queste "star", sei chiaramente più un appassionato di intrattenimento di me. Sono tutti abbastanza bravini, ma niente di eccezionale. Suppongo che un film del genere non dipenda dalle doti recitative; non è altro che pura e piacevole azione.

Le sequenze d'azione di Jack Reacher funzionano abbastanza bene: si danno un sacco di botte, ci sono parecchi scontri ed inseguimenti... pur essendo stati realizzati con pigrizia. Non basta, però. In questi giorni, possiamo vedere tutto questo ovunque. Anche i film d'azione hanno bisogno di un po' di sostanza, ma in Jack Reacher c’è poco e niente. Tutta la pellicola sembra solo un modo per fare soldi, prendendo Tom Cruise e spremendolo fino all'ultimo come se fosse una mucca da mungere. Mentre il primo film è stato realizzato con l'intenzione di avviare un franchising e questo sequel con quella di continuarlo, non riesco a pensare che possa proseguire. A nessuno gliene frega qualcosa di Jack Reacher. Senza offesa all'autore Lee Child, perché sono sicuro che i romanzi siano appassionanti. Ma sullo schermo? Jack Reacher è un coglione.

Jack Reacher: Punto di non ritorno è, come molti hanno notato, un titolo adatto. Tom Cruise e i suoi compari non avrebbero dovuto far "ritorno", avrebbero dovuto fermarsi dopo la prima avventura. Girare un sequel è stato uno spreco di tempo, denaro, risorse per loro; e una perdita di tempo per noi che abbiamo guardato questa dannata cosa. Non ho ancora capito perché citare Rick Astley nel titolo e nello slogan originali del film "never give in, never give up, never go back". Quando non c'è un motivo dietro le parole di Rick Astley, allora capisci che è la fine.

Si spera che Jack Reacher: Punto di non ritorno segni la fine di questo schifoso tentativo di proseguire la serie.


★☆☆☆☆

Sam Love



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Thursday, 4 May 2017

Inferno


A volte mi chiedo perché si cerchi ancora di adattare i libri in film. Naturalmente ci sono stati alcuni strabilianti esempi di "sceneggiatura non originale", ma troppo spesso capita di sentire l'affermazione: "il libro è di gran lunga migliore del film, ovviamente". Purtroppo si ripete anche in questo caso, con il terzo adattamento cinematografico di un romanzo di Dan Brown sotto la regia di Ron Howard: questa volta, si tratta di "Inferno".


Tom Hanks è tornato a interpretare Robert Langdon, il noto esperto di simbologia e docente universitario, che sembra ritrovarsi molto più in pericolo di quanto si possa immaginare dal suo titolo professionale. Un giorno, Langdon si risveglia a Firenze senza ricordare nulla di quanto accaduto recentemente ed ha alcune bizzarre visioni che non sembrano proprio avere alcun senso. Dopo essere stato inseguito da un carabiniere ed essersi rifugiato nella casa del suo medico Sienna Brooks (Felicity Jones), Langdon si rende conto che c'è in atto qualcosa di più grande. Preoccupato per la minaccia del defunto Bertrand Zobrist (Ben Foster) che ha intenzione di risolvere il problema del sovraffollamento eliminando metà della popolazione mondiale, il duo deve localizzare il pericolo correndo, come al solito, contro il tempo e risolvendo i ben noti enigmi cifrati.

Contrariamente a molti altri, sono davvero un fan della serie dei romanzi di Dan Brown, una lettura avvincente nelle cui pagine il mondo della simbologia prende vita. Mentre "Il Codice da Vinci" è stato probabilmente il miglior adattamento cinematografico della serie (anche se non è stato una grande impresa, data la concorrenza), questo non rende giustizia al libro. È come se tutta l'emozione e il mistero siano stati risucchiati via: sì, ci sono ancora colpi di scena e frenetiche scene d'azione, ma ad essi si aggiungono dialoghi banali stracolmi di informazioni con il risultato che niente ha veramente molto senso.

È così brutto che persino Tom Hanks (senza dubbio uno degli attori più amati d'America) è stato un vero spreco in questo film. Recita bene, così come Foster nei panni del pazzo psicopatico Zobrist, ma semplicemente non basta. Felicity Jones sembra la più incredibile per la sua rigidità e purtroppo la sua mediocre performance sminuisce completamente qualunque altra buona prova di recitazione. 


Vorrei poter dire che almeno è stato girato bene ma, purtroppo, neanche questo è il caso. Assistiamo a un inizio abbastanza scadente che dura anche troppo, nel tentativo di offuscare la nostra comprensione su ciò che è la realtà e ciò che invece è solo qualche scena orribile nella mente di Langdon. Ho capito quali erano le loro intenzioni, ma sfortunatamente non ha funzionato. Alcune delle scene meno bizzarre erano così inverosimili che non potevo neanche immaginare di crederci, dai difetti minori come Sienna che riesce a leggere lettere quasi microscopiche all'interno di un dipinto dall'altra parte della stanza, allo scenario fin troppo familiare in cui Sienna e Langdon riescono ad accedere a tutte le aree vietate con facilità.
Se vuoi guardare un bel film con Tom Hanks, scegli "Il ponte delle spie" o "Cast away", se preferisci fare un tuffo nel passato. Se è Dan Brown che stai cercando, basta rileggere i libri. Ci sono moltissimi ottimi modi per trascorrere due ore, ma guardare questo festival dello sbadiglio continuo non è di certo uno di questi. 

★☆☆☆☆

Hannah Read



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Tuesday, 2 May 2017

Nioh


Era ora che Nioh venisse distribuito. Ora, non lo dico come un’esagerazione su ciò che stavamo aspettando. No, era ora che Nioh uscisse perché From Software, che ha sviluppato anche Dark Souls e Bloodborne, è l'unico studio produttore che attualmente realizza questo stile di gioco.


Va bene, c'era Lords of the Fallen, tuttavia ritengo che le carenze di quel videogame siano dovute al fatto che si trattava di un tentativo di rifare Dark Souls. Purtroppo, oltre ad essere un derivato, era anche una versione che non portava nulla di nuovo, i cui elementi stabiliti sono venuti meno.

Ed è qui che Nioh entra in gioco. Prende l'ormai consolidata formula di "Souls", la colloca in una nuova ambientazione e regola di conseguenza l'esperienza di gioco. Dark Souls era un fantasy fortemente occidentale visto attraverso gli occhi orientali. Come tale, vai in giro a combattere draghi indossando una pesante armatura - anche se è una generalizzazione sprezzante - in modo che il combattimento sia più lento e pesante. Nioh, al contrario, è ambientato nell'antico Giappone. Ora sei molto più veloce nei movimenti grazie ad armi più leggere negli scontri contro samurai e demoni (o Oni).

L'ambientazione e il gameplay si caratterizzano reciprocamente: uno non cambia senza l'altro, motivo per cui Nioh doveva essere messo in commercio. Ha dato il via a una competizione. Non per duplicarlo, ma per l'adattamento e l'evoluzione. Solo questo la dice lunga sulla forza di Nioh. Le somiglianze con la serie "Souls" sono interessanti, ma le differenze gli permettono di camminare sulle sue gambe.

La meccanica più coinvolgente è la gestione della resistenza. Nonostante sia un aspetto cruciale e familiare del combattimento, Nioh riesce a basare l'intero gioco intorno ad essa. Quando si esauriscono le energie... non puoi più muoverti. È sconvolgente come sembra. Tuttavia, non è l'unico problema a cui bisogna fare attenzione. Quando non hai più forze, compare un misuratore. Premi R1 al momento giusto e, grazie a questo strumento, recupererai le energie che ti daranno l'opportunità di continuare a combattere in quel momento. Però anche i nemici seguono le stesse regole. La loro capacità di resistenza si riduce proprio come la tua, fornendoti in tal modo le migliori opportunità per colpire.

Onestamente, queste meccaniche di resistenza combinate con combattimenti rapidi e cruenti sono un motivo sufficiente per raccomandare Nioh. Anche così, si raggiungono livelli di design meravigliosi, con innumerevoli scorciatoie e deviazioni da scoprire; poi ci sono l'antica architettura giapponese e le creature folcloristiche, tutti realizzati all'interno di uno stile artistico suggestivo e pieno di colori.


Era ora che Nioh venisse distribuito. C'era bisogno di un po' di concorrenza per portare avanti questo stile di gioco, per consentirgli di evolversi. Ma forse, per tornare alle mie parole, aveva davvero bisogno di essere distribuito perché era quello che stavamo aspettando.

★★★★★


Lewis Hill


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Thursday, 27 April 2017

For Honor


Fino all'anno scorso Ubisoft era largamente considerato il re dei giochi del genere open-world. La serie Assassin's Creed è stata messa in attesa per dare tempo all'editore di decidere che cosa fare al riguardo. Far Cry è costantemente degenerato nella formula di riferimento di Ubisoft dello scalare una torre o del vivacizzare missioni secondarie più noiose e ripetitive. Watch_Dogs 2 almeno è riuscito a fare un passo in avanti rispetto al suo predecessore. Tuttavia, questo era il punto forte di Ubisoft; mondi aperti, torri lungo cui arrampicarsi ed effetti rapidi e interattivi.


Al momento stanno pubblicando progetti più piccoli, che vantano una tecnologia nuova e interessante, con un piano per assicurare un sostegno continuo. Prima arrivò Rainbow Six: Siege. Insignificante da vedere e dalle dimensioni decisamente ridotte, l'idea dietro Siege è nata dallo sviluppo di una nuova tecnologia di distruzione basata sulla fisica. Ciò lo ha reso un gioco incredibilmente versatile che ha visto aumentare il proprio successo, aiutato da continui aggiornamenti dei contenuti da parte di Ubisoft.

Ora abbiamo For Honor, un gioco così piccolo e familiare che spesso è difficile concentrarsi su qualcosa che non sia il tuo avversario. Prima di iniziare una partita, ti viene mostrato su quale mappa giocherai, anche se molto rapidamente la sua assegnazione diventerà completamente casuale. Una volta cominciato il round, ci si concentra così tanto sul combattimento da non fare caso a tutto il resto.

A parte alcune sporgenze da cui potresti cadere e morire oppure le aree con il fuoco o la lava, nient'altro avrà importanza. La dice lunga sulle battaglie di For Honor. L'attenzione può essere così alta che lo scontro può sia andare avanti senza sosta per alcuni minuti che terminare in pochi secondi per un blocco non tempestivo.

Tuttavia, questo è quanto posso discutere in modo imparziale sui combattimenti, perché gran parte dell'esperienza si riduce a come un giocatore sa accettare le sconfitte. For Honor può diventare frustrante e lo sarà. Ci sono momenti in cui ti convincerai che non c'era nulla che avresti potuto fare per difenderti. Lo dico perché sono uno che, dopo venti ore di gioco, non è particolarmente bravo. Non ancora, comunque.


Eppure c'è qualcosa: qualcosa che mi spinge a migliorare, a imparare e a vincere... ed è l'esperienza che sto raccomandando. Non c'è niente di meglio della sensazione che si prova quando si vince una partita difficile, quando si riesce a parare un attacco pesante potenzialmente mortale, se non previsto tempestivamente. Ci saranno momenti in cui proverai puro odio per For Honor, soprattutto nel primo paio d'ore. Richiede pazienza e dedizione. Non posso negare quanto siano scadenti alcune aspetti tecnici, come buttare l'avversario da una sporgenza, ma non posso neanche negare la naturale euforia della vittoria.
★★★★☆

Lewis Hill



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Tuesday, 25 April 2017

Justice League Dark


Non manca molto a "Justice League" e nel frattempo è uscito l'ultimo film d'animazione della DC, "Justice League Dark", diretto da Jay Oliva e scritto da Ernie Altbacker e J. M. DeMatteis. Non è tratto interamente dagli omonimi fumetti, perciò non bisogna aspettarsi di vedere la nascita della "Justice League" perché vedrete la squadra per circa due minuti.


Invece in "Justice League Dark", Batman (doppiato da Jason O'Mara) collabora con un improbabile gruppo di eroi per occuparsi di un problema che sta affliggendo ogni parte del globo: persone, dapprima innocenti, commettono dei crimini a causa delle visioni di demoni che sconvolgono il loro mondo. C'è in gioco qualcosa di soprannaturale che una mal equipaggiata Justice League deve affrontare; così Batman chiede aiuto a Constantine (Matt Ryan), mago e cacciatore di magia nera, e a Zatanna (Camilla Luddington), un illusionista che si esibisce usando vera magia. Con l'uomo pipistrello si schiera anche Deadman, un trapezista defunto che può possedere i vivi, e Jason Blood, che è legato in eterno al demone Etrigan e parla solo in rima. Tutti devono lavorare insieme per salvare il mondo dalla forza misteriosa che sta causando tanta distruzione, ma il vero fulcro della storia è il passato dei personaggi e le loro attuali relazioni.

"Justice League Dark" ci dà un'introduzione convincente, che permette poi un eccellente sviluppo del personaggio e l’evoluzione dei rapporti con gli altri. Ci vengono mostrati i nomi meno famosi della DC e bisognerebbe andare a leggere qualcosa su di loro prima di vedere il film, ma è comunque una grande storia con alcuni ottimi personaggi.

Potrebbe rivelarsi persino sorprendente in alcuni punti, visto che il film si concentra sul soprannaturale, invece che sul realismo presente in qualche modo con altri film di Batman. L'antefatto è un po’ dozzinale (forse un po' troppo "Signore degli Anelli", se sapete a cosa mi riferisco), ma non facciamoci scoraggiare da tutta la parte magica: è ancora fedele ai fumetti, soltanto non così radicata nella realtà.

La trama è interessante e l'azione emozionante, ma la parte migliore del film è di gran lunga l'analisi del rapporto fra Batman e il soprannaturale. Per una volta, Batman è relegato ai margini a causa della sua avversione per la magia, perciò il suo unico contributo è un Batarang ogni tanto e un mugugno contrariato alla fine di ogni scena. È stata una buona mossa, perché permette al suo personaggio di evolversi, consentendoci nel frattempo di concentrarci su altri personaggi, come Zatanna e Constantine.


Per quanto riguarda quest'ultimo, è davvero una grande aggiunta al film: Ryan porta con sé sia il lato comico sia quello oscuro grazie al suo forte accento e al punto di vista pungente, caratterizzato da molte battute divertenti. In generale, il film è abbastanza piacevole ma in modo più sottile, con linee narrative meno forzate di quanto non lo siano quelle di altri prodotti d'animazione della DC. Purtroppo umorismo e arguzia non sono così potenti come potrebbero essere quelle di un film live action, ma questo sembra un problema specifico con cui l'animazione ha qualche difficoltà. Anche il doppiaggio è davvero ben fatto e l'animazione veloce porta alla luce l'intera storia di quello che è sicuramente uno dei migliori prodotti animati su Batman usciti recentemente. 

★★★★☆

Hannah Read


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Thursday, 20 April 2017

Il trionfo di King Kong (1962)


Kong e Godzilla si scontreranno di nuovo nel 2020 ma, se non ce la fai ad aspettare tre anni per il film, allora sei fortunato. Il trionfo di King Kong del 1962 (King Kong vs. Godzilla nella versione americana) è uscito in Blu-ray.

Dirò la verità: sono un fan di Godzilla. Con questo non voglio semplicemente dire che amo questa serie lunga 42 anni. No, ci sono cresciuto, alla ricerca di qualsiasi mezzo possibile per importare il maggior numero di film possibili. L'adoravo e l'adoro ancora. Se questo franchising fosse stato un essere umano, sarei stato processato per sequestro di persona, oltre che per diversi casi di molestie. Il mio piacere nel vedere Il trionfo di King Kong quasi certamente non sarà paragonabile a quello di altri. Detto questo, non farei bene il mio lavoro se non sapessi mantenere un certo livello di oggettività.


Il trionfo di King Kong è assurdo. Questo film è stato realizzato da uno studio di produzione specializzato in una tecnica ormai inutilizzata nella creazione dei mostri: la suitmation. Per gli effetti Kong e Godzilla non è stata usata né la stop-motion né l'animatronica. Infatti si tratta di una persona che, all'interno di una tuta di gomma, cammina a passi pesanti per le strade di una città in miniatura. È questo il vero fascino, e quindi il divertimento, de Il trionfo di King Kong.

Il fatto che in questi mostri ci sia un uomo li fa apparire stranamente vivi, nonostante siano così finti. Kong soprattutto. Ancora oggi faccio fatica a capire come Eiji Tsuburaya, il creatore degli effetti speciali, riuscì a guardare la versione definitiva del viso di Kong e a decidere che quello sarebbe stato il suo aspetto. Per tornare al punto precedente, nonostante gli effetti datati, sia Kong che Godzilla sembrano entrambi prendere vita in qualche modo. Questo è uno degli aspetti più importanti che rende il loro confronto così piacevole, per quanto sia bizzarro.

Come ho già detto, Il trionfo di King Kong è assurdo. È strano rivedere questo film in questo momento, dopo l'uscita di Godzilla nel 2014 e di Kong: Skull Island adesso. Le recenti pellicole sui mostri, anche se non possono di certo definirsi "realistiche", hanno un certo pregio. Mentre ne Il trionfo di King Kong ci sono scene in cui Kong sviene ubriaco e viene trasportato da Godzilla con dei giganti palloncini gialli. Seriamente, no!


È veramente divertente come sembra, motivo per cui mi sento di raccomandare Il trionfo di King Kong anche a chi non interessa il genere o il franchising. Anche se non hai un impiego nel settore o sei un esperto di cultura pop, di sicuro ti farà ridere parecchio, in un modo o nell'altro.
Il trionfo di King Kong non è l'eccezionale scontro che magari ti aspettavi. Infatti, si tratta di due uomini dentro dei costumi di gomma deformi che agitano le braccia l'un contro l'altro.

E non avrei saputo dirlo in un altro modo.

★★★★☆

Lewis Hill



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Tuesday, 18 April 2017

The Legend of Zelda: Breath of the Wild


Ogni anno si contano innumerevoli uscite caratterizzate da vari format, ma solo un gioco per decennio (forse due) viene acclamato in pratica all'unanimità da tutti i suoi giocatori come uno dei più grandi mai realizzati. E più della metà delle volte è targato Nintendo, o sbaglio? Ad esempio, legioni di fan parlano ancora di Ocarina of Time a bassa voce e con toni di reverenza, anche se la grafica a poligoni, con tanto di spigoli non smussati, non è invecchiata particolarmente bene. È nella top five dei migliori videogiochi in assoluto di milioni persone. Ora possiamo aggiungere un altro titolo di Zelda alla lista: Breath of the Wild è un acquisto fondamentale.


Come Resident Evil 4 ha dimostrato di essere strepitoso demolendo la tradizione del franchising, così BotW prende il suo posto nella storia dei videogiochi grazie a diverse decisioni inaspettate e coraggiose. Nintendo non può più essere biasimata per la scelta di andare sul sicuro con le sue importanti serie, una critica che non ho mai considerato né corretta né giusta, in qualunque caso. È la prima avventura di Zelda in cui è stato inserito un tasto per saltare, c'è un enorme arsenale di armi e scudi che si rompono, dungeon non tradizionali; sarà possibile scalare qualsiasi superficie nell'open world. Inoltre c'è un misuratore di resistenza, quasi nulla in termini di istruzione e di orientamento, la possibilità e la necessità di cucinare cibo e creare pozioni, un mondo aperto dinamico in un modo davvero significativo. E questo non è neanche l'elenco completo!


Inizierai impersonando Link, che si risveglia da quello che sembra essere una specie di sonno profondo o di animazione sospesa. Esci da una struttura che il gioco inizialmente non cerca minimamente di spiegare. Viene richiesto a Link di prendere lo Sheikah Slate e poi... basta andare avanti. Potresti perdere lungo la strada verso l'uscita alcuni vestiti fondamentali, rischiando di iniziare così l'avventura con addosso solo le mutande. Dopo quello che si dimostra essere un'estesa introduzione o una specie di tutorial (non diventa evidente fino alla fine), al protagonista viene dato un parapendio e la capacità di andare ovunque in questo enorme e bellissimo open world. L'obiettivo fondamentale è quello di "andare a sconfiggere il cattivo", ma non viene detto altro.
Quello che succede dopo dipende interamente da te; è questa la filosofia che accompagna l'intero gioco.


Siccome Nintendo non desiderava altro che poterlo affermare ancora prima dell'uscita, teoricamente è possibile andare dritto dal cattivo alla fine, ma in un primo momento non è di certo una buona mossa. Link non ha molte armi e può essere ucciso facilmente. Esplorare il mondo e portare a termine i vari compiti ti ricompenserà con più cuori e resistenza, armi e scudi migliori, un'armatura nuova e robusta con la possibilità di migliorarla, punti di teletrasporto e molto altro ancora.

Da parte del critico, sarebbe davvero meschino spoilerare elementi della trama (rivelati e centellinati con sapienza) e, soprattutto, anticipare quello che ti aspetta. BotW sovrasta ogni altro gioco open world con cui io abbia mai giocato, dimostrando come si gestisce correttamente il concetto. Non ho mai e poi mai giocato con un videogame di qualsiasi genere che premi la curiosità, l'esplorazione e la sperimentazione con tanta costanza e fascino. Per fare un esempio, mi piace un buon GTA tanto quanto te, ma Rockstar è colpevole come chiunque altro di vantarsi di enormi mondi aperti, per poi riempirli di spazi piatti e vuoti dove non c'è letteralmente nulla da fare o da vedere. In BotW, gli animali da vedere o cacciare e i mostri da combattere, cogliere di sorpresa o evitare, sono le cose meno interessanti che troverai. Se qualcosa in lontananza ti sembra strana, va' ad indagare; magari merita il disturbo. Se una montagna sembra impraticabile, avvicinati. Se puoi arrampicarti, ci sarà un motivo. Se noti una valle o una grotta che non avevi mai visto prima, va' a vedere perché il tuo tempo non sarà stato sprecato.


Sono riuscito a malapena a scalfire la superficie del gioco, ma non è una cosa negativa. Questa esperienza è una continua scoperta e meraviglia. Che si tratti di Nintendo Wii U o Switch, vale la pena comprare una nuova console solo per questo gioco. Breath of the Wild, penso proprio di amarti! Breath of the Wild, penso proprio di amarti!

★★★★★

Luke Kemp



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Thursday, 13 April 2017

Samsung Galaxy A5 & A7 (2017)


Dopo il successo riscosso l'anno scorso con i Galaxy A5 e A7, Samsung ha svelato una nuova edizione di entrambi i modelli in uscita nel 2017. Gli smartphone hanno una struttura metallica e uno schermo in vetro 3D che li rendono simili al suo dispositivo di punta, il Galaxy S7, e sono disponibili nelle colorazioni Sky Black o Gold Sand. Messi a confronto, l'A5 ha uno schermo da 5,2" mentre quello dell'A7 misura 5,7"; inoltre l'A5, con una batteria da 3000 mAh, pesa 159 grammi contro i 186 grammi dell'A7, la cui batteria invece è da 3600 mAh.


L’azienda coreana ha dotato entrambi i telefoni di schermi Full HD Super AMOLED e sono alimentati da Exynos 7870 SoC e da una RAM da 3GB con una memoria da 32GB, espandibile fino a 256GB grazie allo slot per la MicroSD. Supportano anche Samsung Pay, un'applicazione che permette la memorizzazione dei dati della carta di credito per i pagamenti con i terminali POS, grazie alla compatibilità NFC e MST.

Per fortuna, quest'anno i modelli non avranno più fotocamere sporgenti, con nuove specifiche da 16 MP e f/1.9 sia per quella anteriore che per quella posteriore: un grande passo in avanti! È interessante notare che entrambi i dispositivi abbiano ottenuto la certificazione IP68, che li rende a prova di acqua e polvere.

Il sensore di impronte digitali è il tasto Home, i tasti del volume sono a sinistra, quello di accensione a destra, posizionato sotto la griglia dell'altoparlante, una novità assoluta per qualsiasi telefono! Lo slot per la SIM è sulla parte superiore ed infine la porta USB Tipo-C per una ricarica rapida si trova in quella inferiore. Il telefono supporta la connessione 4G anche per la versione Dual SIM.

In termini di prestazioni, l’interfaccia utente è meno eccessiva e scattante rispetto allo scorso anno, con il sistema operativo Android 6.0 con la Touch Wiz UI: una delusione, ma Samsung è famosa per effettuare gli aggiornamenti in ritardo su tutti i nuovi dispositivi e infatti ha promesso l'arrivo di Nougat! Alcune caratteristiche dell'S7, come l'Always On Display, arrivano anche nei modelli A5 e A7.

La fotocamera dispone di parecchi filtri ed effetti che possono anche essere scaricati dal Galaxy Store. L'interfaccia è ordinata. Multitasking e l'uso dei videogiochi rallentano il dispositivo, come provato dal test con Asphalt 8, FIFA 16, YouTube e altre 7/8 applicazioni in uso contemporaneamente. Grazie alla ricarica rapida, il Galaxy A5 va da 0 a 100% in meno di un'ora e può durare oltre 24 ore, se usato in interni e con luminosità automatica attiva.


In termini di prestazioni, l’interfaccia utente è meno eccessiva e scattante rispetto allo scorso anno, con il sistema operativo Android 6.0 con la Touch Wiz UI: una delusione, ma Samsung è famosa per effettuare gli aggiornamenti in ritardo su tutti i nuovi dispositivi e infatti ha promesso l'arrivo di Nougat! Alcune caratteristiche dell'S7, come l'Always On Display, arrivano anche nei modelli A5 e A7.
★★★☆☆


Pritesh Khilnani




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