Thursday, 27 April 2017

For Honor


Fino all'anno scorso Ubisoft era largamente considerato il re dei giochi del genere open-world. La serie Assassin's Creed è stata messa in attesa per dare tempo all'editore di decidere che cosa fare al riguardo. Far Cry è costantemente degenerato nella formula di riferimento di Ubisoft dello scalare una torre o del vivacizzare missioni secondarie più noiose e ripetitive. Watch_Dogs 2 almeno è riuscito a fare un passo in avanti rispetto al suo predecessore. Tuttavia, questo era il punto forte di Ubisoft; mondi aperti, torri lungo cui arrampicarsi ed effetti rapidi e interattivi.


Al momento stanno pubblicando progetti più piccoli, che vantano una tecnologia nuova e interessante, con un piano per assicurare un sostegno continuo. Prima arrivò Rainbow Six: Siege. Insignificante da vedere e dalle dimensioni decisamente ridotte, l'idea dietro Siege è nata dallo sviluppo di una nuova tecnologia di distruzione basata sulla fisica. Ciò lo ha reso un gioco incredibilmente versatile che ha visto aumentare il proprio successo, aiutato da continui aggiornamenti dei contenuti da parte di Ubisoft.

Ora abbiamo For Honor, un gioco così piccolo e familiare che spesso è difficile concentrarsi su qualcosa che non sia il tuo avversario. Prima di iniziare una partita, ti viene mostrato su quale mappa giocherai, anche se molto rapidamente la sua assegnazione diventerà completamente casuale. Una volta cominciato il round, ci si concentra così tanto sul combattimento da non fare caso a tutto il resto.

A parte alcune sporgenze da cui potresti cadere e morire oppure le aree con il fuoco o la lava, nient'altro avrà importanza. La dice lunga sulle battaglie di For Honor. L'attenzione può essere così alta che lo scontro può sia andare avanti senza sosta per alcuni minuti che terminare in pochi secondi per un blocco non tempestivo.

Tuttavia, questo è quanto posso discutere in modo imparziale sui combattimenti, perché gran parte dell'esperienza si riduce a come un giocatore sa accettare le sconfitte. For Honor può diventare frustrante e lo sarà. Ci sono momenti in cui ti convincerai che non c'era nulla che avresti potuto fare per difenderti. Lo dico perché sono uno che, dopo venti ore di gioco, non è particolarmente bravo. Non ancora, comunque.


Eppure c'è qualcosa: qualcosa che mi spinge a migliorare, a imparare e a vincere... ed è l'esperienza che sto raccomandando. Non c'è niente di meglio della sensazione che si prova quando si vince una partita difficile, quando si riesce a parare un attacco pesante potenzialmente mortale, se non previsto tempestivamente. Ci saranno momenti in cui proverai puro odio per For Honor, soprattutto nel primo paio d'ore. Richiede pazienza e dedizione. Non posso negare quanto siano scadenti alcune aspetti tecnici, come buttare l'avversario da una sporgenza, ma non posso neanche negare la naturale euforia della vittoria.
★★★★☆

Lewis Hill



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Tuesday, 25 April 2017

Justice League Dark


Non manca molto a "Justice League" e nel frattempo è uscito l'ultimo film d'animazione della DC, "Justice League Dark", diretto da Jay Oliva e scritto da Ernie Altbacker e J. M. DeMatteis. Non è tratto interamente dagli omonimi fumetti, perciò non bisogna aspettarsi di vedere la nascita della "Justice League" perché vedrete la squadra per circa due minuti.


Invece in "Justice League Dark", Batman (doppiato da Jason O'Mara) collabora con un improbabile gruppo di eroi per occuparsi di un problema che sta affliggendo ogni parte del globo: persone, dapprima innocenti, commettono dei crimini a causa delle visioni di demoni che sconvolgono il loro mondo. C'è in gioco qualcosa di soprannaturale che una mal equipaggiata Justice League deve affrontare; così Batman chiede aiuto a Constantine (Matt Ryan), mago e cacciatore di magia nera, e a Zatanna (Camilla Luddington), un illusionista che si esibisce usando vera magia. Con l'uomo pipistrello si schiera anche Deadman, un trapezista defunto che può possedere i vivi, e Jason Blood, che è legato in eterno al demone Etrigan e parla solo in rima. Tutti devono lavorare insieme per salvare il mondo dalla forza misteriosa che sta causando tanta distruzione, ma il vero fulcro della storia è il passato dei personaggi e le loro attuali relazioni.

"Justice League Dark" ci dà un'introduzione convincente, che permette poi un eccellente sviluppo del personaggio e l’evoluzione dei rapporti con gli altri. Ci vengono mostrati i nomi meno famosi della DC e bisognerebbe andare a leggere qualcosa su di loro prima di vedere il film, ma è comunque una grande storia con alcuni ottimi personaggi.

Potrebbe rivelarsi persino sorprendente in alcuni punti, visto che il film si concentra sul soprannaturale, invece che sul realismo presente in qualche modo con altri film di Batman. L'antefatto è un po’ dozzinale (forse un po' troppo "Signore degli Anelli", se sapete a cosa mi riferisco), ma non facciamoci scoraggiare da tutta la parte magica: è ancora fedele ai fumetti, soltanto non così radicata nella realtà.

La trama è interessante e l'azione emozionante, ma la parte migliore del film è di gran lunga l'analisi del rapporto fra Batman e il soprannaturale. Per una volta, Batman è relegato ai margini a causa della sua avversione per la magia, perciò il suo unico contributo è un Batarang ogni tanto e un mugugno contrariato alla fine di ogni scena. È stata una buona mossa, perché permette al suo personaggio di evolversi, consentendoci nel frattempo di concentrarci su altri personaggi, come Zatanna e Constantine.


Per quanto riguarda quest'ultimo, è davvero una grande aggiunta al film: Ryan porta con sé sia il lato comico sia quello oscuro grazie al suo forte accento e al punto di vista pungente, caratterizzato da molte battute divertenti. In generale, il film è abbastanza piacevole ma in modo più sottile, con linee narrative meno forzate di quanto non lo siano quelle di altri prodotti d'animazione della DC. Purtroppo umorismo e arguzia non sono così potenti come potrebbero essere quelle di un film live action, ma questo sembra un problema specifico con cui l'animazione ha qualche difficoltà. Anche il doppiaggio è davvero ben fatto e l'animazione veloce porta alla luce l'intera storia di quello che è sicuramente uno dei migliori prodotti animati su Batman usciti recentemente. 

★★★★☆

Hannah Read


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Thursday, 20 April 2017

Il trionfo di King Kong (1962)


Kong e Godzilla si scontreranno di nuovo nel 2020 ma, se non ce la fai ad aspettare tre anni per il film, allora sei fortunato. Il trionfo di King Kong del 1962 (King Kong vs. Godzilla nella versione americana) è uscito in Blu-ray.

Dirò la verità: sono un fan di Godzilla. Con questo non voglio semplicemente dire che amo questa serie lunga 42 anni. No, ci sono cresciuto, alla ricerca di qualsiasi mezzo possibile per importare il maggior numero di film possibili. L'adoravo e l'adoro ancora. Se questo franchising fosse stato un essere umano, sarei stato processato per sequestro di persona, oltre che per diversi casi di molestie. Il mio piacere nel vedere Il trionfo di King Kong quasi certamente non sarà paragonabile a quello di altri. Detto questo, non farei bene il mio lavoro se non sapessi mantenere un certo livello di oggettività.


Il trionfo di King Kong è assurdo. Questo film è stato realizzato da uno studio di produzione specializzato in una tecnica ormai inutilizzata nella creazione dei mostri: la suitmation. Per gli effetti Kong e Godzilla non è stata usata né la stop-motion né l'animatronica. Infatti si tratta di una persona che, all'interno di una tuta di gomma, cammina a passi pesanti per le strade di una città in miniatura. È questo il vero fascino, e quindi il divertimento, de Il trionfo di King Kong.

Il fatto che in questi mostri ci sia un uomo li fa apparire stranamente vivi, nonostante siano così finti. Kong soprattutto. Ancora oggi faccio fatica a capire come Eiji Tsuburaya, il creatore degli effetti speciali, riuscì a guardare la versione definitiva del viso di Kong e a decidere che quello sarebbe stato il suo aspetto. Per tornare al punto precedente, nonostante gli effetti datati, sia Kong che Godzilla sembrano entrambi prendere vita in qualche modo. Questo è uno degli aspetti più importanti che rende il loro confronto così piacevole, per quanto sia bizzarro.

Come ho già detto, Il trionfo di King Kong è assurdo. È strano rivedere questo film in questo momento, dopo l'uscita di Godzilla nel 2014 e di Kong: Skull Island adesso. Le recenti pellicole sui mostri, anche se non possono di certo definirsi "realistiche", hanno un certo pregio. Mentre ne Il trionfo di King Kong ci sono scene in cui Kong sviene ubriaco e viene trasportato da Godzilla con dei giganti palloncini gialli. Seriamente, no!


È veramente divertente come sembra, motivo per cui mi sento di raccomandare Il trionfo di King Kong anche a chi non interessa il genere o il franchising. Anche se non hai un impiego nel settore o sei un esperto di cultura pop, di sicuro ti farà ridere parecchio, in un modo o nell'altro.
Il trionfo di King Kong non è l'eccezionale scontro che magari ti aspettavi. Infatti, si tratta di due uomini dentro dei costumi di gomma deformi che agitano le braccia l'un contro l'altro.

E non avrei saputo dirlo in un altro modo.

★★★★☆

Lewis Hill



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Tuesday, 18 April 2017

The Legend of Zelda: Breath of the Wild


Ogni anno si contano innumerevoli uscite caratterizzate da vari format, ma solo un gioco per decennio (forse due) viene acclamato in pratica all'unanimità da tutti i suoi giocatori come uno dei più grandi mai realizzati. E più della metà delle volte è targato Nintendo, o sbaglio? Ad esempio, legioni di fan parlano ancora di Ocarina of Time a bassa voce e con toni di reverenza, anche se la grafica a poligoni, con tanto di spigoli non smussati, non è invecchiata particolarmente bene. È nella top five dei migliori videogiochi in assoluto di milioni persone. Ora possiamo aggiungere un altro titolo di Zelda alla lista: Breath of the Wild è un acquisto fondamentale.


Come Resident Evil 4 ha dimostrato di essere strepitoso demolendo la tradizione del franchising, così BotW prende il suo posto nella storia dei videogiochi grazie a diverse decisioni inaspettate e coraggiose. Nintendo non può più essere biasimata per la scelta di andare sul sicuro con le sue importanti serie, una critica che non ho mai considerato né corretta né giusta, in qualunque caso. È la prima avventura di Zelda in cui è stato inserito un tasto per saltare, c'è un enorme arsenale di armi e scudi che si rompono, dungeon non tradizionali; sarà possibile scalare qualsiasi superficie nell'open world. Inoltre c'è un misuratore di resistenza, quasi nulla in termini di istruzione e di orientamento, la possibilità e la necessità di cucinare cibo e creare pozioni, un mondo aperto dinamico in un modo davvero significativo. E questo non è neanche l'elenco completo!


Inizierai impersonando Link, che si risveglia da quello che sembra essere una specie di sonno profondo o di animazione sospesa. Esci da una struttura che il gioco inizialmente non cerca minimamente di spiegare. Viene richiesto a Link di prendere lo Sheikah Slate e poi... basta andare avanti. Potresti perdere lungo la strada verso l'uscita alcuni vestiti fondamentali, rischiando di iniziare così l'avventura con addosso solo le mutande. Dopo quello che si dimostra essere un'estesa introduzione o una specie di tutorial (non diventa evidente fino alla fine), al protagonista viene dato un parapendio e la capacità di andare ovunque in questo enorme e bellissimo open world. L'obiettivo fondamentale è quello di "andare a sconfiggere il cattivo", ma non viene detto altro.
Quello che succede dopo dipende interamente da te; è questa la filosofia che accompagna l'intero gioco.


Siccome Nintendo non desiderava altro che poterlo affermare ancora prima dell'uscita, teoricamente è possibile andare dritto dal cattivo alla fine, ma in un primo momento non è di certo una buona mossa. Link non ha molte armi e può essere ucciso facilmente. Esplorare il mondo e portare a termine i vari compiti ti ricompenserà con più cuori e resistenza, armi e scudi migliori, un'armatura nuova e robusta con la possibilità di migliorarla, punti di teletrasporto e molto altro ancora.

Da parte del critico, sarebbe davvero meschino spoilerare elementi della trama (rivelati e centellinati con sapienza) e, soprattutto, anticipare quello che ti aspetta. BotW sovrasta ogni altro gioco open world con cui io abbia mai giocato, dimostrando come si gestisce correttamente il concetto. Non ho mai e poi mai giocato con un videogame di qualsiasi genere che premi la curiosità, l'esplorazione e la sperimentazione con tanta costanza e fascino. Per fare un esempio, mi piace un buon GTA tanto quanto te, ma Rockstar è colpevole come chiunque altro di vantarsi di enormi mondi aperti, per poi riempirli di spazi piatti e vuoti dove non c'è letteralmente nulla da fare o da vedere. In BotW, gli animali da vedere o cacciare e i mostri da combattere, cogliere di sorpresa o evitare, sono le cose meno interessanti che troverai. Se qualcosa in lontananza ti sembra strana, va' ad indagare; magari merita il disturbo. Se una montagna sembra impraticabile, avvicinati. Se puoi arrampicarti, ci sarà un motivo. Se noti una valle o una grotta che non avevi mai visto prima, va' a vedere perché il tuo tempo non sarà stato sprecato.


Sono riuscito a malapena a scalfire la superficie del gioco, ma non è una cosa negativa. Questa esperienza è una continua scoperta e meraviglia. Che si tratti di Nintendo Wii U o Switch, vale la pena comprare una nuova console solo per questo gioco. Breath of the Wild, penso proprio di amarti! Breath of the Wild, penso proprio di amarti!

★★★★★

Luke Kemp



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Thursday, 13 April 2017

Samsung Galaxy A5 & A7 (2017)


Dopo il successo riscosso l'anno scorso con i Galaxy A5 e A7, Samsung ha svelato una nuova edizione di entrambi i modelli in uscita nel 2017. Gli smartphone hanno una struttura metallica e uno schermo in vetro 3D che li rendono simili al suo dispositivo di punta, il Galaxy S7, e sono disponibili nelle colorazioni Sky Black o Gold Sand. Messi a confronto, l'A5 ha uno schermo da 5,2" mentre quello dell'A7 misura 5,7"; inoltre l'A5, con una batteria da 3000 mAh, pesa 159 grammi contro i 186 grammi dell'A7, la cui batteria invece è da 3600 mAh.


L’azienda coreana ha dotato entrambi i telefoni di schermi Full HD Super AMOLED e sono alimentati da Exynos 7870 SoC e da una RAM da 3GB con una memoria da 32GB, espandibile fino a 256GB grazie allo slot per la MicroSD. Supportano anche Samsung Pay, un'applicazione che permette la memorizzazione dei dati della carta di credito per i pagamenti con i terminali POS, grazie alla compatibilità NFC e MST.

Per fortuna, quest'anno i modelli non avranno più fotocamere sporgenti, con nuove specifiche da 16 MP e f/1.9 sia per quella anteriore che per quella posteriore: un grande passo in avanti! È interessante notare che entrambi i dispositivi abbiano ottenuto la certificazione IP68, che li rende a prova di acqua e polvere.

Il sensore di impronte digitali è il tasto Home, i tasti del volume sono a sinistra, quello di accensione a destra, posizionato sotto la griglia dell'altoparlante, una novità assoluta per qualsiasi telefono! Lo slot per la SIM è sulla parte superiore ed infine la porta USB Tipo-C per una ricarica rapida si trova in quella inferiore. Il telefono supporta la connessione 4G anche per la versione Dual SIM.

In termini di prestazioni, l’interfaccia utente è meno eccessiva e scattante rispetto allo scorso anno, con il sistema operativo Android 6.0 con la Touch Wiz UI: una delusione, ma Samsung è famosa per effettuare gli aggiornamenti in ritardo su tutti i nuovi dispositivi e infatti ha promesso l'arrivo di Nougat! Alcune caratteristiche dell'S7, come l'Always On Display, arrivano anche nei modelli A5 e A7.

La fotocamera dispone di parecchi filtri ed effetti che possono anche essere scaricati dal Galaxy Store. L'interfaccia è ordinata. Multitasking e l'uso dei videogiochi rallentano il dispositivo, come provato dal test con Asphalt 8, FIFA 16, YouTube e altre 7/8 applicazioni in uso contemporaneamente. Grazie alla ricarica rapida, il Galaxy A5 va da 0 a 100% in meno di un'ora e può durare oltre 24 ore, se usato in interni e con luminosità automatica attiva.


In termini di prestazioni, l’interfaccia utente è meno eccessiva e scattante rispetto allo scorso anno, con il sistema operativo Android 6.0 con la Touch Wiz UI: una delusione, ma Samsung è famosa per effettuare gli aggiornamenti in ritardo su tutti i nuovi dispositivi e infatti ha promesso l'arrivo di Nougat! Alcune caratteristiche dell'S7, come l'Always On Display, arrivano anche nei modelli A5 e A7.
★★★☆☆


Pritesh Khilnani




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Tuesday, 11 April 2017

Tom Clancy's Ghost Recon: Wildlands


Non si può negare che Ghost Recon: Wildlands sia un grande gioco. Nessuno può essere colto a dire di aver sferrato attacchi e finito la campagna nel giro di qualche ora, ma a volte meno è meglio: sicuramente Ubisoft avrebbe tratto vantaggio dal porsi qualche limite nel costruire la sua rappresentazione della Bolivia.

Partendo a descrivere le cose con il piede sbagliato, la trama non è niente di speciale: è il classico racconto di un'agenzia americana che rifiuta di aiutare il paese meno sviluppato nella lotta contro il regime dei produttori di droga, fino a che uno dei loro non viene ucciso. Dopo di che, il gioco si trasforma in una lunga ricerca della vendetta: uccidere il capo del Cartello di Santa Blanca, El Sueño.


È interessante notare che il giocatore non deve soltanto completare un elenco di missioni, ma è libero di esplorare le Wildlands del titolo, dove troverà alcune informazioni segrete sparse in tutta la mappa, che portano a diversi obiettivi dei Cartelli. Ogni bersaglio è un filo della ragnatela del Cartello e bisogna spianarsi la strada, superando ogni viceboss, per poter avvicinarsi sempre di più al grande capo.

Questo è un modo interessante di strutturare il gameplay, perché permette indubbiamente al giocatore di avere una certa libertà e di scegliere come affrontare il gioco. La nota dolente è che ogni area della mappa, e ogni gruppo di viceboss, funziona esattamente nello stesso modo. La singolare raccolta di informazioni diventa rapidamente monotona, così come l’eliminazione di ogni singolo sottoposto si trasforma nel lavoro di routine, prima di poter raggiungere i capi. Non solo, ma per superare il livello, è necessario raccogliere le risorse, il che comporta varie missioni di gruppo con altri giocatori, una dopo l'altra.

Un gioco con una mappa gigantesca da esplorare e un'impressionante estetica ambientale non può che avere un titolo simile. Gli scontri a fuoco non sono particolarmente soddisfacenti: nonostante la possibilità di scoprire nuove armi e di modificarne i pezzi, una volta che il giocatore conquista un fucile da cecchino decente, non c’è più alcun bisogno di utilizzare un’altra arma durante la partita. A questo mix si aggiunge un sistema di copertura difficile, che sembra non funzionare mai quando serve; inoltre Wildlands ha innumerevoli svantaggi.

L'intera esperienza di gioco si salva un po' grazie al divertimento di guidare, alla meccanica del veicolo in stile sala giochi, e alla persistente modalità cooperativa che permette al giocatore e a tre amici di entrare e uscire facilmente dalle partite di ciascuno del gruppo. Sta quindi a te scegliere fra un po' di rapide azioni in stile stealth o stare accalcato insieme ai tuoi compagni dentro un carro armato per seminare morte e distruzione, ma quasi tutto il divertimento del gioco sta nel fatto che potete uscirne.



Se le meccaniche del gioco fossero state collocate in un'esperienza complessiva più breve e mirata, Wildlands sarebbe stato infinitamente migliore. L'idea di divertimento che può suggerire il titolo è presto spazzata via dalla monotonia; tuttavia, per quanto interessanti siano le idee di gioco, non bastano da sole a salvare questa missione.


★★★☆☆

Robin Parker


Tom Clancy's Ghost Recon: Wildlands at CeX




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