Tuesday, 20 June 2017

Arrival


Ci sono stati alcuni film di fantascienza assolutamente fantastici ultimamente. Da "The
Martian" (Ridley Scott) a "Interstellar" (Chris Nolan), hanno tutti cominciato a discostarsi
dalle classiche trame stile invasione, piuttosto andando molto più a fondo sia narrativamente
che filosoficamente. "Arrival", diretto da Denis Villeneuve, è un altro del genere - un
ingegnoso mix di scienza, filosofia e immagini meravigliose che si fondono per creare
qualcosa di maestoso.


La Dottoressa Louise Banks (Amy Adams), esperta in linguistica, sta per cominciare una conferenza quando viene avvisata di guardare il telegiornale. Nessuno sa cosa sta succedendo ma sembra che la vita aliena si sia finalmente infiltrata sulla Terra sotto forma di 12 gigantesche navi volanti (che ricordano un po' i monoliti di "2001: Odissea Nello Spazio"). La Dottoressa Banks viene avvicinata dall'esercito americano per aiutarli a tradurre le comunicazioni con gli alieni, quindi finisce per andare nella zona off-limits della nave più vicina in Montana, dove lavora fianco a fianco col fisico teoretico Ian Donnelly (Jeremy Renner) per scoprire perché gli alieni sono lì, scoprendo di più di quanto si aspettava.

"Arrival" non è solo parte dell'ondata di film di fantascienza originali, ma è molto di
più. La parte fondamentale della trama questa volta è il linguaggio - qualcosa che di
solito non è considerato molto. E' un concetto affascinante che non è stato esplorato
abbastanza nella filmografia, e che di sicuro ti fa pensare...se incontrassimo una
razza aliena, come riusciremmo a comunicare con loro?

Gli eptapodi, come vengono chiamati, hanno la loro personale forma di linguaggio scritta
che è drasticamente diversa dalla nostra, rendendo tutta la comunicazione con loro a dir
poco molto complicata. Queste scene dove umani e eptapodi comunicano attraverso la
scrittura sono quelle che risaltano nel film, dato che hanno una solennità immensa che è
accattivante da guardare. Adams e Renner sono affascinanti nei loro ruoli come Banks
e Donnelly, dominando lo schermo in una maniera calma e ispirata che ti fa trattenere
il respiro in anticipazione. C'è una sensazione continua di presentimento mentre la tensione
fra alcune razze umane cresce, il che, combinato con la suspense delle scene con gli alieni,
rende quasi impossibile distaccarsi dalla storia.

Non è solo la storia che esplora la tematica dell'interpretazione, visto che la
rivelazione a metà del film ci lascia ad interrogarci su come interpretiamo le cose
visualmente. Sia la trama che l'immaginario si intersecano splendidamente, risultando
in uno sguardo profondo sul linguaggio, la scienza e le connessioni fra i due, e quanto
sia semplice interpretare male qualcosa guardandolo solo da una prospettiva. Ha anche un
messaggio sottinteso: non trarre conclusioni affrettate, e non supporre mai niente.
Inoltre evidenzia quanto sia importante la comunicazione, che sia fra specie diverse o solo
fra uomini, e ritrae quanto è semplice per noi staccarci da questo.
Molto attuale, nonostante sia stato filmato appena meno di due anni fa.

L'altra cosa  che devo menzionare è la colonna sonora meravigliosamente sublime offerta
da Johann Johannson, che sta velocemente diventando uno dei miei compositori preferiti.
Ha anche composto la colonna sonora per "Sicario" (anche questo diretto da Villeneuve) che
è uscito l'anno scorso, e ancora una volta mostra quanto impatto può avere una colonna
sonora forte su un film.


"Arrival" è uno di quei film dove non vedrai molta azione, ma lascerà la tua testa piena
di domande. Meno per quelli che si chiedono "Cosa?" e più per i pensatori che si chiedono
"Perchè?" e "Come"?, è difficile non apprezzare un tale sofisticato ritratto di un
contatto alieno.

★★★★★

Hannah Read



Get your daily CeX at


No comments:

Post a Comment